I racconti della Kolyma eBook

DATA
2005
NOME DEL FILE
I racconti della Kolyma.pdf
DIMENSIONE
7,59 MB
AUTORE
Varlam Salamov
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Siamo lieti di presentare il libro di I racconti della Kolyma, scritto da Varlam Salamov. Scaricate il libro di I racconti della Kolyma in formato PDF o in qualsiasi altro formato possibile su ristorantezintonio.it.

DESCRIZIONE

In pagine brevi e incisive si snoda la vita quotidiana dei lager della Kolyma, desolata regione dei ghiacci all'estremo limite orientale della Siberia, che per Salamov si traduce in un paradigma esasperato della condizione umana, riscattata soltanto da una commossa ironia o dalla pietà. La Kolyma è una desolata regione di paludi e di ghiacci all'estremo limite nord-orientale della Siberia. L'estate dura poco più di un mese; il resto è inverno, caligine grigia, gelo che può scendere anche a sessanta gradi sotto zero. Lì, dalla fine degli anni Venti, alcuni milioni di persone sono state deportate e sfruttate a fini produttivi e di colonizzazione della regione. Salamov arrivò alla Kolyma nel 1937, dopo essere già stato rinchiuso in un lager degli Urali fra il 1929 e il 1931 a causa della sua opposizione a Stalin. E alla Kolyma rimase fino al 1953. L'anno successivo, subito dopo il ritorno a Mosca, tassello dopo tassello Salamov cominciò a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio, il suo poema dantesco sulla vita e sulla morte, sulla forza del male e del tempo. "Il lager è una scuola negativa per chiunque, dal primo all'ultimo giorno. L'uomo non deve vederlo. Ma se lo vede, deve dire la verità, per quanto terribile sia. Per parte mia, ho deciso che dedicherò tutto il resto della mia vita proprio a questa verità\

L'inferno della Kolyma è (quasi) ancora un gulag ...

Varlam Tichonovič Šalamov (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici. Tornato in libertà (una libertà peraltro puramente nominale), negli anni Cinquanta e Sessanta scrisse I racconti della Kolyma, che apparvero per la Varlam Tichonovič Šalamov (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici.

In pagine brevi e incisive si snoda la vita quotidiana dei lager della Kolyma, desolata regione dei ghiacci all'estremo limite orientale della Siberia, che per Salamov si traduce in un paradigma esasperato della condizione umana, riscattata soltanto da una commossa ironia o dalla pietà. La Kolyma è una desolata regione di paludi e di ghiacci all'estremo limite nord-orientale della Siberia. L'estate dura poco più di un mese; il resto è inverno, caligine grigia, gelo che può scendere anche a sessanta gradi sotto zero. Lì, dalla fine degli anni Venti, alcuni milioni di persone sono state deportate e sfruttate a fini produttivi e di colonizzazione della regione. Salamov arrivò alla Kolyma nel 1937, dopo essere già stato rinchiuso in un lager degli Urali fra il 1929 e il 1931 a causa della sua opposizione a Stalin. E alla Kolyma rimase fino al 1953. L'anno successivo, subito dopo il ritorno a Mosca, tassello dopo tassello Salamov cominciò a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio, il suo poema dantesco sulla vita e sulla morte, sulla forza del male e del tempo. "Il lager è una scuola negativa per chiunque, dal primo all'ultimo giorno. L'uomo non deve vederlo. Ma se lo vede, deve dire la verità, per quanto terribile sia. Per parte mia, ho deciso che dedicherò tutto il resto della mia vita proprio a questa verità\

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Racconti spesso molto brevi, dedicati a un qualche "caso" della vita quotidiana nella funesta regione dei lager della Kolyma: un'occasione di abbruttimento, depravazione, assurdità, barbarie, abiezione, pietà, solidarietà, coraggio, lotta per la sopravvivenza, resa, morte; una qualsiasi delle occasioni che hanno segnato il destino di milioni di esseri umani (decine di milioni: non ...